“Potatura della Vite: La Pratica”

In questo articolo tratteremo della metodologia pratica della potatura della Vite nella sua forma di allevamento ad “Archetto Semplice” (o Capovolto Semplice in Toscana) e di come eseguirla passo dopo passo in maniera efficace, razionale e soprattutto facile. Tale sistema è una variante della classica forma di allevamento a “Guyot”, dove il capo a frutto viene rinnovato annualmente con la potatura di produzione. L’archetto semplice è in sintesi una forma a “controspalliera bassa”, dove tutta la vegetazione produttiva dell’anno (tralci uviferi) si sviluppa verticalmente sulla parete (o spalliera) dalle sole gemme del “capo a frutto” (ramo di 1 anno), conservato ed accorciato durante la potatura invernale, piegato verso il suolo in direzione del filare in modo da disegnare un classico archetto. Tratteremo, in sintesi, la “potatura di produzione”, cioè di come intervenire annualmente su piante già adulte che devono essere solamente guidate, attraverso interventi di taglio, per continuare a produrre con regolarità, stagione dopo stagione.

Operazioni preliminari di potatura

La Vite è una specie da frutto che fruttifica sui “rami dell’anno”, cioè su quelli che si originano in primavera da gemme lasciate su un “capo a frutto” (ramo di 1 anno) accorciato durante la potatura invernale. Ma qual’è l’epoca migliore per potare la vite? L’epoca ideale d’intervento è solitamente nei mesi di Gennaio – Febbraio, cioè in pieno inverno. Evitate sempre di intervenire prima della completa caduta delle foglie; ciò per favorire la completa migrazione e il successivo accumulo delle sostanze nutritive dalle foglie ai tralci. E’ buona norma intervenire sempre prima del fenomeno del “pianto” della vite.

Metodologia pratica della potatura

Dovete aver bene in mente qual’ è la forma di allevamento del vostro vigneto. Se desiderate una vite allevata ad archetto semplice, al termine della potatura dovreste avere, per ogni singolo ceppo di vite, un solo “capo frutto” (lungo tralcio per la produzione) e solo “sperone” ( piccolo tralcio per il rinnovo).

1. Ponetevi davanti alla vostra pianta di vite (ceppo) ed iniziate a valutarne la struttura scheletrica di partenza e pensate mentalmente a come invece lo sarà al termine del vostro intervento (conformazione finale), in modo da potarla in maniera corretta ed efficiente.

2. Individuate il “vecchio capo frutto” che ha prodotto l’anno precedente. Ciò è facilmente individuabile cercando l’unico tralcio piegato ad archetto. Asportate completamente il vecchio capo a frutto e tutti i tralci uviferi ad esso collegati —> TAGLIO DEL PASSATO

3. L’intervento successivo è quello di individuare il “nuovo capo frutto”, per la produzione dell’anno in corso, dallo sperone lasciato l’anno precedente. In pratica, si andrà a rimpiazzare il tralcio eliminato con il taglio del passato. Solitamente dallo sperone partono solo due tralci. Si sceglie il tralcio più vigoroso, più sano e collocato in una posizione tale da poter essere piegato (e capovolto) ad archetto con facilità. Si spunta il tralcio prescelto a 6-7 gemme (spuntatura), a seconda della vigoria del vitigno, facendo molto attenzione a non danneggiare le gemme stesse  —> TAGLIO DEL PRESENTE

4. Successivamente, si individua il “nuovo sperone” per l’anno prossimo, da cui si ripartirà, l’anno successivo, con il nuovo capo a frutto (rinnovo). Solitamente da qualche gemma della corona (testa) della vite è facile che si sviluppi almeno un tralcio uvifero, posizionato più in basso rispetto al nuovo capo a frutto, che sarà quello che dovrà divenire il nuovo sperone. Il tralcio uvifero prescelto dovrà essere speronato al massimo a 2 gemme (speronatura) —> TAGLIO DEL FUTURO

5. L’intervento di potatura si conclude con la fase di “ripulitura”. Tale fase, definita anche di “scatricchiatura”, consta di una serie di tagli su tutti i vecchi tralci uviferi e su tutte le ramificazioni dell’anno precedente, ancora bloccate sui fili di sostegno della spalliera. Lo scopo è quello di liberare la vite, e la spalliera, asportandone tutti i vecchi tralci che hanno già prodotto e vegetato..

6. Nel mese di marzo, con l’intensificarsi delle piogge e l’aumento dell’umidità ambientale, si passerà alla fase di “legatura” del capo a frutto ai fili di sostegno della parete con l’ausilio dei cosiddetti “salci”. La legatura con i “salci” è una tecnica viticola molto antica; dove giovani rami di salice, opportunamente trattati, vengono ancora utilizzati, per la loro elasticità e resistenza, come dei semplici lacci. In questa fase, il nuovo capo a frutto viene piegato e capovolto verso il basso a formare un ampio arco, con una inclinazione di circa 30-40°, in modo tale che la vigoria delle gemme sia la più uniforme possibile su tutto il tralcio.

Bene, adesso prendete forbici, guanti e correte nel vostro vigneto e mettete in pratica ciò che avete imparato in questi due video sulla potatura di produzione delle Vite. Le vostre viti vi aspettano!!!

© Riproduzione Riservata – 2014 Il Dottore Delle Piante

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